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Numero Verde per i Richiedenti Asilo |
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Sito Arci Denuclearizzato |
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Il dovere della solidarietà, di Paolo Beni
C'è un limite oltre il quale la tragedia è troppo grande per qualsiasi commento. Haiti devastata dal terremoto è una distesa di macerie e di morti, città distrutte, bambini abbandonati, esseri umani senza più niente per vivere. Di fronte a tanto orrore potremmo ripeterci molti discorsi già fatti. Dirci che la colpa non è del destino o della natura malvagia; che le catastrofi naturali si abbattono sempre sui più deboli perché privati di ogni mezzo di prevenzione; che solo oggi ci accorgiamo di Haiti, Paese fra i più poveri al mondo, con alle spalle una drammatica storia di genocidi, schiavitù, guerre civili, dittature e catastrofi naturali; che tutto questo riguarda la coscienza dei paesi sviluppati. Verrà il momento di analizzare e discutere. Ma ora c'è anzitutto da salvare un popolo, recuperare corpi sotto le macerie, offrire una speranza di vita a chi è rimasto. C'è bisogno di medicine e ospedali, acqua, cibo, tende e coperte. Un'opera ancor più difficile in un Paese sull'orlo del collasso, già prima del terremoto costretto a garantire sicurezza e servizi essenziali solo grazie alla presenza dell'Onu e delle organizzazioni internazionali, che hanno sacrificato nel terremoto le vite di molti operatori. Il mondo ha le risorse per far fronte a questa drammatica emergenza. I mezzi della comunicazione globale possono mobilitare in poche ore milioni di persone e ingenti risorse da mettere a disposizione delle organizzazioni umanitarie. Deve scattare la solidarietà attiva fra i popoli, come atto di umana responsabilità, e deve entrare in campo la responsabilità dei governi.
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Haiti: sui più poveri, la tragedia più grande. Attiviamo la nostra solidarietà!
Un immane numero di vittime, una città di due milioni e mezzo di persone distrutta, crollati gli ospedali, le scuole, i palazzi istituzionali e le case. Il grande terremoto di Haiti ha colpito il paese più povero dell'America Latina, uno dei più poveri del mondo, dove l'ottanta per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Un ultimo tragico capitolo si aggiunge ai tanti drammi con cui la storia ha colpito questo piccolo paese. Haiti, sulla parte orientale dell'isola che vide il primo approdo di Cristoforo Colombo, fu uno dei crudeli luoghi del genocidio indigeno e della schiavitù africana, la patria di una grande rivolta schiava. La prima colonia nera indipendente, che sostenne in tutto il mondo la causa abolizionista, al suo interno ha vissuto una dolorosa e lunghissima catena di guerre civili, colpi di stato, dittature, catastrofi naturali, epidemie. Sotto le macerie di Port-au-Prince sono morti anche operatori umanitari internazionali, dipendenti civili e militari delle Nazioni Unite impegnati per la stabilità, la sicurezza, la vita e la salute della popolazione di Haiti. Già dalle prime ore in tutto il mondo si è attivata la catena della solidarietà. Attiviamo subito la nostra solidarietà. I fondi per gli aiuti di emergenza possono convergere sul conto corrente bancario di Banca Popolare Etica di Attivarci intestato ad Arci Cultura e Sviluppo, Via dei Monti di Pietralata 16, 00157 Roma, con la causale "emergenza terremoto Haiti" ( Iban: IT96 N050 1803 2000 0000 0508 080). |
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L'umanità smarrita nel deserto dei diritti
A Rosarno si è scritta una pagina orrenda della storia italiana. Braccianti immigrati trattati come schiavi, spogliati di ogni diritto e della dignità di esseri umani, costretti a vivere in fatiscenti ricoveri di fortuna, sottoposti ad arbitri e vessazioni. E poi la disperata ribellione, le tensioni, la rappresaglia, la caccia all'immigrato con spranghe e fucili, fomentata dalle cosche che controllano il territorio. Episodi che evocano i disordini razziali di un'America d'altri tempi. Una tragedia annunciata, in territori ad altissima densità di immigrazione, devastati dalla miseria e saccheggiati dalla malavita, trasformati in deserti dei diritti dalla latitanza delle istituzioni. Servono a poco gli appelli a fermare la violenza e le lacrime compassionevoli per le vittime dello sfruttamento. Preoccupa l'indifferenza di un Paese che pare incapace di ribellarsi a tanta illegalità. è vergognosa l'ipocrisia di chi ha finto di non sapere che tanta nostra agricoltura si regge ancora sul caporalato e sul lavoro nero. Ci indigna il cinismo di un Governo che non sa fare altro che puntare il dito contro le vittime invocando più repressione nei loro confronti. Rosarno dimostra quale miscela esplosiva possa prodursi quando il razzismo istituzionale della ‘tolleranza zero' si salda con l'esasperazione di popolazioni abbandonate dallo Stato e in balia dei poteri criminali. Svela il fallimento di una politica sull'immigrazione che impedisce gli ingressi regolari e produce clandestini da offrire all'economia illegale. Mette a nudo la crisi culturale di un Paese che smarrisce i valori dell'umanità e del vivere comune, la capacità di dar senso a parole come solidarietà e uguaglianza. Ora tutti sappiamo e non possiamo far finta di niente. Anche il Governo dovrebbe capire che non è più il tempo della propaganda, che urge l'impegno comune di istituzioni e organizzazioni sociali per ricostruire le basi dell'integrazione e della convivenza, combattere lo sfruttamento e l'illegalità, risvegliare la coscienza civile del Paese e una politica capace di risposte adeguate alla gravità dei problemi. |
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SCADENZIARIO 2010
ENTRO IL 31 GENNAIO 2010
Canone radiotelevisivo: versamento del canone annuale o della rata trimestrale o semestrale di abbonamento alla radio o alla televisione. Si può provvedere tramite bollettino postale intestato all’URAR di Torino o anche recandosi presso le tabaccherie autorizzate alla ricezione del versamento.
Sempre per la radio e la televisione deve essere versata, tramite bollettino postale sul c.c. p. n° 8003 intestato all’Ufficio Registro Tasse di Roma, la tassa di concessione governativa nella misura di € 0,70 per la radio e di € 4,13 per la televisione (salvo modifiche dell’ultima ora, che comunicheremo prontamente).
DAL 1 FEBBRAIO 2010
Inizia a decorrere il termine per presentare la dichiarazione Iva annuale con modalità separata dal modello Unico 2010. Poiché dal 2010 è possibile compensare i crediti Iva superiori a € 10.000,00/annui solo a partire dal sedicesimo giorno del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione, è prevedibile che le associazioni che si trovino in tale condizione provvedano ad anticipare la dichiarazione Iva, separandola, appunto, dal modello Unico. E’ utile precisare che la presentazione della dichiarazione Iva annuale entro febbraio 2010 esonera dalla presentazione della comunicazione Iva annuale.
L’adempimento riguarda ovviamente le sole associazioni che svolgono attività commerciale abituale ed operino in regime di contabilità semplificata o ordinaria, posto che quelle che adottano il regime forfetario ex l. 398/91 sono esonerate dalla dichiarazione Iva predetta. Và ribadito che le nuove limitazioni alle compensazioni riguardano solo quelle cosiddette “orizzontali”, ossia compensazioni tra crediti Iva e altri debiti di imposta (Irap, Ires), mentre non condizionano le compensazioni “verticali” Iva da Iva (ad esempio: credito annuale Iva 2009 a compensazione del debito Iva riferito al primo trimestre 2010).
Pare opportuno ricordare che per crediti Iva da compensare superiori a € 15.000,00/annui è necessario che la dichiarazione sia asseverata da professionista (ad esempio: dottore commercialista, consulente del lavoro ecc..) abilitato ad apporre il cosiddetto “visto di conformità”. |
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Attiv-arci |
Campi internazionali di lavoro e conoscenza Arci 2009 |
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Tutti gli Appuntamenti nella Provincia di Lecce |
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ARCI e CGIL ancora insieme |
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La no-news-letter di Carta |
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