Partecipa al progetto “Chiave di Volta”, l’ospitalità in famiglia per neomaggiorenni stranieri. Scopri come.

Per favorire il processo di integrazione sociale e culturale dei giovani stranieri Arci Lecce presenta “Chiave di Volta”, progetto di accoglienza in famiglia per 3-6 mesi per neomaggiorenni in uscita dai progetti SPRAR.

Le famiglie che vorranno candidarsi potranno dare la loro disponibilità compilando il modulo online al seguente link

INVIA LA TUA ADESIONE 

I cittadini che danno la loro disponibilità ad accogliere un neomaggiorenne straniero in ospitalità familiare possono essere:

  • coppie sposate, con o senza figli
  • coppie non sposate, con o senza figli
  • persone singole (single)

Non sono previsti limiti di età e neppure è prevista una differenza di età minima o massima tra gli affidatari e il neomaggiorenne affidato.

Non si ricercano famiglie eccezionali, quanto piuttosto consapevoli della scelta.

In famiglia la decisione di dare la disponibilità all’ospitalità va condivisa da tutti i componenti: coniuge, figli (se ci sono) e nonni, soprattutto se conviventi. Non è consigliabile lasciarsi trascinare in questa esperienza per “accontentare” l’altro coniuge; i risultati possono essere negativi, anzitutto per il neomaggiorenne ospitato.

COME DIVENTARE FAMIGLIA OSPITANTE

Conoscenza e valutazione, a chi rivolgersi

Per dare la disponibilità ci si può rivolgere ad Arci Lecce verrà così attivato un percorso di conoscenza e valutazione della coppia o persona singola disponibile.

In caso di valutazione favorevole e in attesa dell’abbinamento con un neomaggiorenne seguirà un percorso di formazione all’esperienza dell’ospitalità. 

La fase di conoscenza e valutazione è costituita da una serie di incontri (da 3 a 6 colloqui più la visita domiciliare) organizzati dall’équipe di ARCI (assistenti sociali, e psicologi).

Come detto in precedenza nel caso di famiglia con figli è necessario il loro coinvolgimento nel percorso di conoscenza con modalità concordate insieme ai genitori e compatibilmente con la loro età.

Allo stesso modo gli operatori si preoccuperanno di coinvolgere gli adulti conviventi con gli aspiranti ospitanti.

Il concetto di “compatibilità all’accoglienza” per una famiglia, una coppia o una persona singola non vuole rappresentare un giudizio immodificabile nel tempo; richiama piuttosto la possibilità che le persone possano presentare o meno caratteristiche adeguate all’accoglienza di un neomaggiorenne in difficoltà, durante il ciclo vitale di quel particolare momento evolutivo che il nucleo o il singolo individuo presentano.

La formazione

Nell’attesa dell’abbinamento, che può richiedere un tempo più o meno lungo e non facilmente quantificabile, gli aspiranti ospitanti ritenuti idonei verranno inseriti in un percorso di formazione.

La formazione può essere effettuata prima, durante e dopo la fase della conoscenza e valutazione delle persone che vogliono accogliere. Questa fase deve essere condotta dall’assistente sociale, dal sociologo e dallo psicologo.

I conduttori devono aver cura di rendere consapevoli i partecipanti che la valutazione e la propria autovalutazione sono un processo protettivo indispensabile non solo per i neomaggiorenni che si vogliono aiutare, ma per i nuclei ospitanti stessi.

Sono previsti da 4 a 6 incontri a cadenza ravvicinata.

Gli obiettivi della formazione sono i seguenti:

  • favorire nelle famiglie ospitanti la consapevolezza del proprio ruolo all’interno della rete dell’accoglienza
  • stimolare una riflessione critica sulle dinamiche emotivo-relazionali che si attivano negli ospitanti durante il progetto di accoglienza
  • stimolare la visione del cambiamento che la famiglia affronterà durante il progetto di accoglienza.

La formazione si attua preferibilmente in gruppo, in quanto contesto privilegiato che permette l’attivazione di dinamiche relazionali specifiche a ciascuno e favorisce lo scambio di punti di vista
differenti. 

È opportuno che il gruppo di formazione sia composto da persone allo stesso livello di esperienza rispetto all’accoglienza.

Si utilizzeranno le diverse tecniche di conduzione dei
gruppi, con l’obbiettivo di sollecitare l’emergere di contenuti di tipo emotivo.

I  diritti e i doveri degli affidatari

Gli ospitanti sono dei volontari che hanno un ruolo importante nel progetto di accoglienza.

Non vanno considerati come utenti dei servizi: essi devono essere riconosciuti come interlocutori dagli operatori dei servizi, dagli amministratori locali e da ARCI.

Ciò significa che gli ospitanti sono soggetti attivi che devono essere preparati, valutati e supportati nello svolgimento dell’accoglienza, ma anche ascoltati dagli operatori.

Il ruolo degli ospitanti nel rapporto con la Scuola, la Sanità e l’Autorità Giudiziaria: sarà lo stesso neomaggiorenne con il supporto di ARCI a condurre le proprie esigenze in questi campi.

Gli ospitanti non sono tenuti a nessuna spesa di abbigliamento o altro.

Non avranno diritto ad alcuna forma di compenso per la loro accoglienza in famiglia che consisterà in vitto e alloggio per il neomaggiorenne ospitato.

Il rispetto della storia del neomaggiorenne e della sua religione

Gli ospitanti devono:

  • custodire le informazioni ricevute, tutelando la dignità e il diritto alla riservatezza per il neomaggiorenne che hanno accolto;
  • rispettare inoltre l’identità culturale e la confessione religiosa dell’affidato.

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