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Progetto Refuge

foto di gruppo refuge

Il progetto “Refuge” del Comune di Trepuzzi è gestito da Arci Lecce dal giugno 2004, dapprima all’interno del "Programma nazionale asilo", poi, nell’ambito del "Sistema di Protezione per Richiedenti asilo e Rifugiati" (SPRAR). I beneficiari di Refuge sono attualmente 51 tra richiedenti e titolari di protezione umanitaria e internazionale di nazionalità pakistana, irachena, nigeriana, afghana (ma sono presenti anche altre provenienze geografiche come Iran, Eritrea, Ghana, Gambia, Senegal, Bangladesh, Egitto). I migranti vivono in sei appartamenti autonomi nel territorio di Trepuzzi, situati al centro del paese, in modo da favorire la loro partecipazione alle vita sociale e l’accesso ai servizi del territorio. La gestione quotidiana della casa in cui vivono è affidata a loro stessi. 

Come funziona
Al momento dell’arrivo, il beneficiario è accolto con un colloquio d'ingresso con gli operatori e il mediatore linguistico-culturale. Questo colloquio ha l'obiettivo di informarlo sui servizi, il funzionamento del progetto e il regolamento interno, sul ruolo degli operatori e, in definitiva, a una prima conoscenza reciproca. Il colloquio termina con la sottoscrizione del contratto di accoglienza, con cui il beneficiario si impegna a rispettare norme e attività di inserimento. Sottoscritto il contratto, il beneficiario viene inserito nell'appartamento, gli si consegnano le chiavi,  gli si assegna un posto letto, gli si presentano gli altri beneficiari coni quali condividerà l’appartamento.

A ogni beneficiario è garantito all'arrivo un kit di prodotti per l'igiene personale e per la pulizia degli ambienti, la biancheria per la casa e una spesa alimentare che gli consenta di avere tutto quello di cui ha bisogno durante la prima settimana. Successivamente ai beneficiari vengono distribuiti dei buoni spesa per il vitto da spendere in un supermercato convenzionato, un pocket money mensile per le spese personali, una scheda telefonica ogni due settimane, vestiario e calzature. Tutti questi aspetti sono gestiti dagli operatori dello SPRAR che cercano di venire incontro alle diverse esigenze dei beneficiari.

Nel momento in cui un beneficiario è inserito nel progetto, se ne dà comunicazione a questura, prefettura, carabinieri, Comune e servizio centrale Sprar. La permanenza è di sei mesi dall'ingresso nel caso di rifugiati, titolari di protezione sussidiaria e di protezione umanitaria, mentre di sei mesi dalla data della notifica del provvedimento della Commissione territoriale, qualora il beneficiario sia entrato nello SPRAR da richiedente asilo. Sono possibili delle proroghe concordate con il Servizio Centrale. 

coro refuge 3

Nell’ambito di Refuge, per tutta la durata dell'accoglienza vengono messi in atto degli interventi mirati ad informare, orientare e accompagnare l'inserimento sociale, rendendo il beneficiario protagonista del suo stesso percorso. Si comincia con l’aiutare il migrante ad essere riconoscibile per gli enti locali e le strutture che erogano i servizi pubblici. Si procede, da subito, all’iscrizione alla residenza anagrafica, requisito essenziale per esercitare i diritti fondamentali della persona e accedere ai servizi del territorio. Poi il beneficiario viene assistito nell’ottenimento del Codice fiscale e nell’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale e ai servizi di tutela psico-socio-sanitaria. Se è già in possesso di permesso di soggiorno si procede alla scelta del medico di base e al rilascio delle esenzioni ticket. Se non ha alcun documento si provvede al rilascio del tesserino STP, necessario per effettuare lo screening sanitario e accedere a prestazioni d'urgenza, ricoveri e pronto soccorso. Particolare attenzione viene dedicata alla presa in carico di persone con malattie infettive, con malattie invalidanti e alle vittime di tortura. 

Al beneficiario richiedente protezione internazionale il progetto Refuge mette a disposizione la tutela e l’assistenza legale durante la procedura per il conseguimento dello status di rifugiato. L’operatore legale si occupa di predisporre il fascicolo personale del richiedente o del titolare di protezione internazionale, di affiancarlo nella preparazione al colloquio con la Commissione territoriale, aiutandolo a relazionare sul proprio percorso di vita e supportandolo oltre che dal punto di vista tecnico, anche da quello psicologico.  

Passo dopo passo verso l’interazione sociale ed economica
Quasi sempre il richiedente asilo o il rifugiato non parla l’italiano. Il prerequisito necessario che gli consente di interagire con la comunità in cui vive è dunque imparare la lingua. In Refuge ai beneficiari sono garantiti corsi di alfabetizzazione linguistica che si tengono dal lunedì al venerdì per tre ore al giorno. In una fase successiva i beneficiari sono iscritti presso il CPIA (Centro Provinciale per l’istruzione degli adulti) di Lecce, dove frequentano un percorso linguistico, al termine del quale viene rilasciata una certificazione linguistica. 

Di pari passo con l’apprendimento dell’italiano, si offre al beneficiario un servizio di orientamento e accompagnamento verso il lavoro. Lo si aiuta a redigere il supermercato refuge 2proprio curriculum vitae, ad ottenere dove possibile il riconoscimento dei suoi titoli di studio e lo si inserisce in percorsi di formazione professionale. All’interno di Refuge i beneficiari hanno l’opportunità di frequentare corsi riconosciuti per l’apprendimento di mestieri a buona probabilità di inserimento lavorativo come il pizzaiolo, il saldatore-tornitore, il gelataio, il potatore, il panettiere e tutti i beneficiari per cui sussistono le condizioni sono iscritti al programma governativo Garanzia Giovani e assistiti nelle varie fasi previste da questo percorso. 

Particolare importanza hanno acquisito i tirocini formativi di 30 ore settimanali effettuati dai migranti in bar, pizzerie, ristoranti, hotel, panetterie, supermercati, ma anche presso tipografie e officine metalmeccaniche del territorio. Finanziati da Refuge, dunque senza alcun costo per le aziende ospitanti, i tirocini generano nel beneficiario l’acquisizione di un’esperienza concreta del mondo del lavoro, dei suoi ritmi e tempi e ne accrescono l’autonomia sociale, favorendo la nascita di relazioni con il contesto che lo ospita. Ovviamente il tirocinio può essere attivato solo in aziende che non abbiano dipendenti in cassa integrazione e che non abbiano licenziato nessuno nell’ultimo anno (questo per evitare un utilizzo strumentale del lavoro del migrante da parte delle aziende ospitanti). Spesso il periodo di tirocinio formativo si è concluso con l’inserimento effettivo in azienda dei beneficiari.

Oltre alla lingua e alla costruzione di opportunità di formazione e lavoro, l’interazione del beneficiario con il territorio che lo ospita passa anche dalla possibilità di rendersi autonomo dal punto di vista abitativo. Sin dall'inizio ogni beneficiario è informato delle regole abitative di condominio, sensibilizza all'utilizzo responsabile dei consumi energetici, alla raccolta differenziata dei rifiuti, alle regole di buon vicinato. In una fase avanzata del progetto, si cerca di favorire l’integrazione abitativa dei rifugiati facendo da tramite con le agenzie immobiliari del territorio e con i proprietari privati, allo scopo di agevolare l'accesso al mercato privato della casa anche con contributi alloggio o per acquisto arredi e contributi per l’uscita dall’assistenza abitativa fornita dal progetto (che, come detto, ha durata limitata). 

Un’ulteriore aspetto del lavoro di Refuge, questa volta rivolto alla comunità che ospita il progetto, riguarda la costruzione di reti con le realtà sociali e associative locali e lo svolgimento di attività di sensibilizzazione dei cittadini sulla realtà del diritto di asilo e della condizione di richiedenti e titolari di protezione internazionale. Particolare attenzione è dedicata su questo versante a iniziative realizzate nelle scuole sui temi della protezione internazionale, dell’accoglienza dei migranti forzati e della conoscenza dei contesti di origine, in cui ai giovanissimi alunni viene spiegata la presenza dei rifugiati e dei richiedenti asilo, favorendo la loro conoscenza della realtà della migrazione e della necessità di accogliere chi fugge da guerre e persecuzioni. 

Sul fronte delle attività socio-culturali e sportive, in più di dodici anni di attività il Progetto Refuge ha visto realizzati laboratori, attività di conoscenza e tutela del patrimonio storico, artistico e ambientale del territorio,  tornei di calcio e di cricket, eventi musicali, culturali e gastronomici con pietanze tipiche dei paesi dei beneficiari.

I laboratori a cui i beneficiari partecipano sono attività caratterizzate dall'accesso volontario e volte allo sviluppo di risorse e competenze. È compito dell’equipe psico-sociale indicare e consigliare ai beneficiari la tipologia di attività più consona al proprio bagaglio di esperienze. Nel corso di quest' anno i laboratori attivati hanno visto partecipare i beneficiari a un laboratorio musicale, a un corso di vela, a laboratori per l’apprendimento dell’arte della cartapesta, a corsi di cucina e di gestione della vita domestica, oltre che ad attività laboratoriali per imparare attività domestiche legate alla tradizione salentina, come preparare la pasta fatta in casa, o intrecciare i giunchi per costruire i tradizionali "panari" (i risultati di queste attività vengono spesso presentati nell’ambito di iniziative pubbliche rivolte alla cittadinanza). Sono inoltre stati realizzati progetti relativo alla cura di un orto e per l’attivazione di una ciclofficina, con il recupero di biciclette dismesse a beneficio degli stessi migranti.

Ampliamento di Refuge
Dal 2013 il progetto Refuge del Comune di Trepuzzi è stato ampliato coinvolgendo anche il Comune di Surbo. Nello stesso comune sono stati attivati anche progetti di Prima Accoglienza gestiti dalla Prefettura di Lecce. A Surbo oggi sono ospitate circa quaranta persone in sette appartamenti. I beneficiari, a cui viene garantita la medesima accoglienza e i medesimi servizi relativi all’originario progetto Refuge, provengono da diversi Paesi: Afghanistan, Pakistan, Bangladesh, Nigeria, Costa d’Avorio, Senegal, Gambia, Mali, Ghana, Guinea Bissau.

 

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