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UN MILIONE DI VOCI CONTRO LA REPRESSIONE IN IRAN:

APPELLO PER UNA FIRMA ON-LINE

 

 

Abbiamo già contribuito altre volte alle campagne on-line di Avaaz.org, il movimento web globale a cui aderiscono più di tre milioni di persone e che ha già dimostrato la sua capacità di usare assai bene, con un bel lavoro di lobby, le firme raccolte a sostegno delle sue petizioni.

 Anche in questo caso, Avaaz.org ci propone una firma on line, su una semplice petizione che recita:

Alla Organizzazione della Conferenza Islamica, al Movimento dei Non Allineati, e a tutti gli stati membri delle Nazioni Unite: come cittadini dellIran e di tutti i paesi del mondo, uniti in un appello comune, vi chiediamo di condannare la violenta repressione dei pacifici dimostranti Iraniani, e di sospendere il riconoscimento di qualsiasi nuovo governo fino a quando non sia tutelato il diritto del popolo iraniano alla protesta pacifica, alla giustizia e a un processo democratico.

 Lappello si può sottoscrivere alla pagina:

 <http://www.avaaz.org/en/iran_stop_the_crackdown/?cl=260191747&v=3540>

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La CGIL si unisce ad ARCI , ed aderisce alla manifestazione di solidarietà al popolo iraniano

venerdì 3 luglio – ore 19.30 – Lecce

La CGIL provinciale di Lecce aderisce alla manifestazione di solidarietà al popolo iraniano che rivendica il diritto alla libertà e alla democrazia e invita le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati, le studentesse e gli studenti, le associazioni, le forze democratiche, i cittadini a partecipare alla fiaccolata che si terrà a Lecce venerdì 3 luglio alle ore 19.30, partendo da Porta Napoli.Il popolo iraniano, quei giovani e quelle donne esprimono un alto senso della democrazia e un irrinunciabile desiderio di libertà. Sono i volti di un Iran con cui siamo solidali, è un Iran che chiede diritti, rifiuta la dittatura, l’oscurantismo e il fondamentalismo rivolti soprattutto contro la libertà delle donne. È un Iran che vuole aprirsi al mondo e che non può lasciarci inerti.

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CIVILTA'.

APPELLO DEI GIURISTI CONTRO L'INTRODUZIONE DEI REATI

DI INGRESSO E SOGGIORNO ILLEGALE DEI MIGRANTI

 

Il disegno di legge n. 733-B attualmente all'esame del Senato prevede varie

innovazioni che suscitano rilievi critici.

In particolare, riteniamo necessario richiamare l'attenzione della

discussione pubblica sulla norma che punisce a titolo di reato l'ingresso e

il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato, una norma

che, a nostro avviso, oltre ad esasperare la preoccupante tendenza all'uso

simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e

presenta molteplici profili di illegittimita' costituzionale.

La norma e', anzitutto, priva di fondamento giustificativo, poiche' la sua

sfera applicativa e' destinata a sovrapporsi integralmente a quella

dell'espulsione quale misura amministrativa, il che mette in luce l'assoluta

irragionevolezza della nuova figura di reato; inoltre, il ruolo di extrema

ratio che deve rivestire la sanzione penale impone che essa sia utilizzata,

nel rispetto del principio di proporzionalita', solo in mancanza di altri

strumenti idonei al raggiungimento dello scopo.

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Battaglie per la democrazia, di Paolo Beni

 

C’è gente che muore per la libertà nelle strade di Teheran. Rivendica il sacrosanto diritto ad esprimere le proprie idee e manifestare il dissenso senza dover subire censure, arresti e uccisioni. Chiede elezioni giuste e si ribella a un potere che da decenni nega le libertà civili e democratiche. In Iran si è acceso uno scontro politico dai contorni ancora non chiari e dagli esiti incerti, che va guardato con realismo e prudenza. Ma è del tutto chiaro da che parte stare: coi giovani che si battono per la democrazia, perché non c’è ragion di stato che giustifichi la negazione delle libertà e dei diritti civili. Deve occuparsene la comunità internazionale, perché l'Iran ha un ruolo decisivo per il futuro degli equilibri mediorientali e delle relazioni mondiali. Dopo gli anni della guerra preventiva che aveva chiuso ogni spazio di dialogo spingendoci verso lo scontro di civiltà, oggi il risveglio dell’opposizione democratica iraniana e l’apertura degli Stati Uniti di Obama a una nuova visione delle relazioni fra Islam e occidente aprono nuove prospettive alla pace e ai diritti. La sfida democratica iraniana ci riguarda tutti.

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Addio compagno Ivan, di Paolo Beni

All'improvviso, Ivan della Mea ci ha lasciati per sempre. Ci mancheranno le sue canzoni bellissime, la sua passione politica, la vena polemica sempre condita di ironia, la voglia inesauribile di discutere e di convincerti che non è ora di rassegnarsi, che non è finito il tempo della lotta. Con lui se ne va non solo uno dei grandi protagonisti della canzone politica degli anni '60 e '70, ma un pezzo fondamentale della cultura della sinistra italiana. Con Giovanna Marini, Amodei, Bertelli e tanti altri, diede vita alla straordinaria esperienza del Nuovo canzoniere italiano, nato dall'incontro fra la più colta tradizione musicale popolare e i movimenti del '68. Cantare le ingiustizie sociali, le lotte e le speranze del popolo, era tutt'uno con la sua idea di una militanza totale, che non separa mai la politica dalle passioni umane, perché la lotta per una società di giustizia si nutre anche di poesia e d‘amore. Ci lascia una ricca produzione discografica, pezzi destinati a restare nella storia della canzone popolare, lavori teatrali indimenticabili, una quantità di articoli e di saggi. Artista originale e ribelle, rivoluzionario nell'animo e profondamente non violento, insofferente verso le ipocrisie della bassa politica, era convinto che per cambiare le cose serve la cultura che ci fa prendere coscienza, e che anche le canzoni aiutano a lottare per la libertà.
Non temeva di essere considerato uomo d'altri tempi, e non aveva intenzione di cedere alle mode, convinto di poter dire ancora molto col suo stile e con quella voce inconfondibile, sempre più spesso segnata negli ultimi tempi da intonazioni aspre, quasi a voler gridare la sua rabbia di fronte alla regressione culturale di questi tempi bui per la democrazia. Era socio e dirigente dell'Arci, per anni presidente del circolo Corvetto a Milano. Aveva un grande affetto per l'Arci e un'enorme fiducia nel suo compito di educazione popolare. Un compagno vero, di quelli che ti lasciano cose importanti anche quando non ci sono più. Ci ha lasciato canzoni ed emozioni, e la sua voglia inesauribile di continuare a lottare.

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