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NON DI SOLI TAGLI VIVE LA CULTURA
RICOMINCIARE A INVESTIRE
Paolo Beni
In Italia la cultura ha sempre pesato poco sul bilancio dello Stato, moltomeno che negli altri Paesi europei e in modo del tutto insufficiente rispetto alle necessità del Paese. La spesa per la ricerca è pari all’1% del Pil, unterzo di quanto indicato dall’Agenda di Lisbona; gli investimenti per la scuola pubblica e la formazione sono stati drasticamente ridotti; le risorse che arrivano agli enti locali sono sempre di meno; la legislazione che regola il settore continua a scontare la frammentarietà e l’inadeguatezza al mutare dei tempi. Tutto ciò conferma la marginalità della cultura nelle scelte politiche di chi ci governa e la mancanza di una visione d’insieme. Per invertire questa linea di tendenza è indispensabile innanzitutto riconoscere che il diritto alla cultura e alla conoscenza sono “parte integrante dei diritti umani”,comeafferma la Dichiarazione dell’Unesco sulle diversità culturali. I costi per la cultura vanno allora concepiti come investimento nel capitale umano del Paese, nella qualità delle relazioni sociali, dei consumi e dello sviluppo. In che direzione occorre prioritariamente investire, e non solo dal punto di vista economico, per promuovere capacità e diritti culturali? Noi pensiamo che sia necessaria una nuova legislazione di sistema, che sappia coniugare l'attività di promozione culturale con quella di sostegno alla produzione artistica; che riconosca il ruolo degli enti locali e del no profit; che favorisca la libera circolazione della cultura contemporanea; che preveda agevolazioni e incentivi per chi promuove attività culturali. Ma un nuovo quadro normativo non basta. Bisogna tornare a investire nella scuola pubblica, che è la principale risorsa formativa per tutti, riconoscendo dignità alle professioni educative e di ricerca, aprendola alla società e a nuovi linguaggi espressivi. Il servizio radiotelevisivo pubblico deve ritrovare la sua missione originale, con un’offerta culturale e informativa degna di questo nome. Va posta attenzione ai territori, perché è da lì che passa la sfida della coesione sociale. Per questo è necessario sostenere il ruolo degli enti locali e delle associazioni di promozione culturale che, insieme, possono contribuire alla costruzione di un welfare attento al benessere delle persone, a prevenire il disagio, a valorizzare le differenze, facendo delle attività culturali uno strumento di trasformazione e riqualificazione. In questo contesto, diventa fondamentale il reperimento e la messa a disposizione di spazi dove produrre e fruire cultura, spazi fisici e virtuali, data l’enorme potenzialità della rete. Di tutto questo l’Arci discuterà con tanti ospiti a Bologna, dal 5 al 7 novembre, nella terza edizione di «Strati della cultura» dedicata quest’anno al tema delle risorse. |
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Con la cultura, contro tutti i soprusi, di Paolo Beni
Sono giorni intensi per l’Arci. Dopodomani inizia a Bologna “Strati della Cultura”, l’appuntamento che ogni anno riunisce da tutto il Paese le nostre esperienze di promozione culturale. Quest’anno, al centro del dibattito e del confronto con la politica e le istituzioni, abbiamo posto il tema delle risorse per la cultura. La situazione è allarmante: il Governo taglia i finanziamenti alla scuola e diminuisce i fondi per le attività culturali, gli Enti Locali hanno sempre meno risorse, i privati sembrano interessati solo a finanziare eventi vetrina e non ad investire in progetti di ampio respiro. E’ veramente paradossale che pur di fronte all’evidenza della crisi culturale del Paese non si trovino risorse da investire in questo campo.
Bologna riceverà il testimone da Milano, dove poche ore prima partirà la Carovana Antimafia di Arci e Libera, il viaggio della legalità che ci porterà dopo oltre un mese a Messina. C’è un forte nesso fra il nostro lavoro di animazione culturale e l’impegno dell’Arci per la legalità: se la cultura è il primo strumento dell’autonomia e della dignità delle persone, è anche l’antidoto più forte alla condizione di subalternità di cui i poteri criminali si servono per imporre il loro controllo sui territori e sulla vita delle persone.
Saremo in Carovana contro tutte le mafie che avvelenano la società, l’economia e la politica, contro la rassegnazione e le complicità di cui si nutrono. Saremo in carovana anche contro l’illegalità che si annida nelle istituzioni, quando uomini preposti alla tutela della legge esercitano il loro potere con l’arbitrio e la violenza. E’ intollerabile che nel Paese dei grandi truffatori impuniti si arresti un ragazzo per pochi grammi di erba e lo si ammazzi di botte in galera. E non basta dare la colpa a qualche mela marcia in divisa. Stefano Cucchi non è un caso isolato: chi ricorda Federico Aldovrandi, o le violenze di Bolzaneto? E quanti altri soprusi sono stati coperti dal silenzio? Perché nel nostro codice penale non c’è il reato di tortura? Uno stato democratico non può lasciare senza risposta queste domande. |
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Allora denunciateci tutti, di Paolo Beni
I tribunali sono una vera ossessione per questo Governo. E siccome la miglior difesa è l'attacco, ormai lo sport preferito dai ministri è denunciare gli oppositori. Quando non hanno argomenti per rispondere alle critiche pubbliche, passano all'attacco personale: denigrare, querelare, intimidire chiunque dissenta. Dopo le denunce ai giornali d'opposizione, ora se la prendono con l'Arci, citata in giudizio dal ministro Maroni per averne danneggiato l'immagine e la reputazione. Di quale colpa ci siamo macchiati? Di aver detto e scritto che le sue politiche sull'immigrazione ledono diritti fondamentali di ogni essere umano; che lasciar morire in mare innocenti colpevoli di fuggire dalla miseria e dalle guerre è disumano e crudele; che schedare i bambini rom e additare ogni migrante come pericolo pubblico è un comportamento irresponsabile, destinato ad alimentare nel paese l'odio e il razzismo. L'abbiamo detto e lo ripetiamo in compagnia di insigni giuristi e intellettuali, personalità politiche, autorità religiose, istituzioni internazionali. Sabato a Roma l'hanno detto con noi centinaia di migliaia di persone. La manifestazione nazionale contro il razzismo è stata davvero imponente, tra le più grandi degli ultimi anni, ma soprattutto nuova per la sua composizione: una marea di giovani italiani e stranieri, associazioni e gruppi locali diversissimi fra loro e serenamente mescolati. Mai visto un corteo così poco ‘governato', così eterogeneo e al tempo stesso unitario nelle sue richieste. In mezzo a tanti colori, quasi assenti i simboli di partito, gli unici a prevalere erano quelli di Arci e Cgil. Tantissima Arci, con delegazioni e striscioni da ogni parte d'Italia. Abbiamo avuto ragione a volere questa manifestazione e a costruirla in modo così unitario. Ha sbagliato chi ha scelto di non aderire, evocando strumentalizzazioni da cui quella piazza non si è fatta neppure sfiorare. Oggi abbiamo un motivo in più per non temere le intimidazioni di Maroni: non è solo a noi che deve rispondere, ma a tutta quella piazza. Se altri argomenti non ne ha, provi a denunciarci tutti. |
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25 Aprile |
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ARCI e CGIL ancora insieme |
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