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Un weekend nelle piazze d'Italia per i diritti e la libertà delle donne. A Lecce doppio appuntamento

  • Categoria: Comunicati

«Nei tre giorni che chiudono questo mese di settembre (a cui arriviamo mentre si susseguono quasi senza sosta notizie di crimini e violenze contro tante donne) ci mobiliteremo in tutta l’Italia perchè le donne possano essere più libere. Mai come oggi c’è bisogno di far sentire la nostra forza e la nostra voce». Inizia con queste parole l'appello di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci, per sostenere la grande mobilitazione nelle piazze d'Italia, in programma per questo weekend, a difesa dei diritti e delle libertà delle donne. 

Lecce ospiterà un doppio appuntamento:

Sabato 30 settembre, ore 18, sit-in in Piazza Mazzini organizzato dalla Cgil Lecce. Durante l’iniziativa sarà sensibilizzata la cittadinanza e saranno raccolte le firme per l’appello nazionale “Riprendiamoci la libertà” in cui si riafferma “che la violenza contro le donne è una sconfitta per tutt*” e con cui si chiedono atti e risposte alla mancata attuazione della convenzione di Istanbul, sulla depenalizzazione dello stalking e sulla narrativa con cui stupri e omicidi diventano un processo alle vittime (segui l'evento su fb)

Domenica 1 ottobre, ore 18, un corteo silenzioso partirà da Porta Napoli per concludersi in Piazza Sant’Oronzo. La manifestazione dedicata "a Noemi, Nicolina e tutte le donne vittime di violenza", è promossa dalla Casa delle Donne di Lecce, LeA-Liberamente e Apertamente, Link, Studenti Indipendenti, a cui hanno aderito oltre 30 realtà del territorio (segui l'evento su fb)

Arci Lecce ci sarà, riprendendo le parole di Francesca Chiavacci «perché le donne possano essere più libere». 

arci nazionale

Nelle piazze d'Italia per i diritti e la libertà delle donne

(di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci)

Nei tre giorni che chiudono questo mese di settembre (a cui arriviamo mentre si susseguono quasi senza sosta notizie di crimini e violenze contro tante donne) ci mobiliteremo in tutta l’Italia perchè le donne possano essere più libere. Mai come oggi c’è bisogno di far sentire la nostra forza e la nostra voce.

Le numerose leggi ingiuste ancora presenti in Europa e nel mondo, il massacro quotidiano, insieme alla continua violenza perpetrata sui corpi delle donne, rivelano quanto la libertà femminile faccia ancora tanta paura.

Per questo parteciperemo alle due giornate di mobilitazione indette da cartelli diversi (ben vengano più voci possibili, ben venga la pluralità, l’importante è non imparare dagli uomini alcuni brutti difetti della politica, come la competizione). La prima è quella di oggi, giovedì 28 novembre, proclamata Giornata mondiale per l’aborto sicuro.

L’aborto rischia di essere un diritto negato anche in molti paesi europei, con l’avvento al governo di forze politiche reazionarie e retrograde. Sappiamo che il diritto di aborto, anche quando è legale, può essere messo in discussione dall’obiezione di coscienza dei medici, così come avviene nel nostro paese, dove 7 medici su 10 si dichiarano obiettori.

E come scrive il documento di "Non una di meno" ci impediscono di scegliere quando, come e se diventare madri. Per questo parteciperemo in tante città alle mobilitazioni organizzate da Non una di meno (flash mob, presidi, manifestazioni) che ha rilanciato in Italia la mobilitazione europea.

Sabato 30, invece, si svolgeranno altri momenti di mobilitazione sotto lo slogan "Riprendiamoci la libertà", in tante piazze d’Italia. Ho raccolto l’invito di Susanna Camusso, segretaria della Cgil, a sottoscrivere l’appello contro la violenza alle donne, Avete tolto senso alle parole, insieme a tante altre donne della cultura e della politica.

Su questo appello si legge: «Avete tolto senso alle parole quando trasformate la violenza contro le donne in un conflitto etnico, razziale, religioso. Avete tolto senso alle parole quando difendete il vostro essere uomini, senza pensare all’ulteriore violenza che infliggete: donne nuovamente vittime, oggetto dei vostri conflitti di supremazia. E vogliamo reagire con la forza delle donne all’insopportabile oppressione del giudizio su come ci vestiamo o ci divertiamo».

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